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martedì 27 novembre 2012

Donne è colpa nostra

Guardando le elezioni di ieri sulla candidatura del leader del PD, seguendo le donne di @2preferenze mi è venuto in mente. Diamine come mai noi donne che simo più della metà della popolazione mondiale non riusciamo ad avere posti di rilievo nella politica, nell'economia ecc.?
Sappiamo tutti che per ogni uomo ci sono 7 donne, non perchè lui sia bello ma perchè statisticamente al mondo ci sono più donne che uomini. Allora perchè non riusciamo a farci valere perchè occupiamo sempre il gradino più basso rispetto agli uomini?
La domanda è: quante donne ieri hanno votato per la Puppato? Quante donne voterebbero per la Bindi o per la Bonino? Non è che nel mondo le donne si disinteressano della politica anzi si interessano anche di economia, lavoro società eppure se una donna è brava a cucinare ecco che chi fa i soldi è un cuoco maschio le donne sanno cucire eppure sono superiori i maschi sarti e così via.
Allora, donne vogliamo smettere di dare NOI la preferenza agli uomini e iniziare a stimarci di più e a considerarci capaci di fare dire e pensare? Iniiziamo ad essere Libera Mente Donne! Piantiamola di scodinzolare dietro al maschietto di turno e se non siamo d'accordo con lui non abbassiamo la testa e diciamo"no, io la penso così". Forse allora inizieremo a contare davvero, se continuiamo a votare gli uomini saremo sempre tre  passi indietro da loro e le riforme e nuove leggi sulla violenza, sullo stupro, sull'omicidio, sul pari salario, sulla meritocrazia non diverranno mai realtà

venerdì 6 aprile 2012

Buona Pasqua a chi?

Oggi è il triste anniversario di una terremoto che ha colpiti l'Aquila nel 2009, dove degli infami ridevano mentre una popolazione era in ginocchio cercando i suoi figli morti 309 e i sopravvissuti.
Come e cosa festeggeranno domani, forse le macerie che sono ancora lì a ricordare la morte il dolore la paura e quel'ignobile ex Presidente del Consiglio che faceva salti di gioia perchè poteva mostrarsi finto umano. A tre anni di distanza ci sono ancora più di 33.000 sfollati e non ringraziano Berlusconi e Bertolaso, non ringraziano l'agnello sacrificale. Domani per loro sarà ancora un brutto ricordo e un grande dolore.

L'Aquila 6 Aprile 2009

Oggi come ieri e domani, in questi luoghi, villaggi dimenticati da Dio, non festeggeranno nulla, perchè è il nulla che vive con loro. Niente cibo, niente acqua, niente elettricità, niente vestiti, niente merende, niente uova, niente agnello, Niente! Quindi non ditemi e non fatemi gli auguri, perchè in Uganda, in Somalia, Israele, Palestina, Afganistan, Iran, Pakistan, Congo, nessuno festeggerà, piangeranno solo la morte e non la Resurrezione di Cristo
Uganda, Karamoja distretto di Nakapiripirit

giovedì 29 marzo 2012

Domanda di grazia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l'anziano Rom Toma Ciuraru, incarcerato senza colpa




Domanda di grazia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l'anziano Rom Toma Ciuraru, incarcerato senza colpa


di Roberto Malini - Patrizia Garofalo
Ancona, 29 marzo 2012. Toma Ciuraru, l'anziano patriarca che da anni rappresenta l'anima della comunità Rom che vive a Pesaro e che ha subito innumerevoli atti di repressione sgomberi, aggressioni, abusi è stato condannato a nove mesi di carcere da un giudice del tribunale di Ancona. Toma, figlio dell'Olocausto (i suoi genitori furono internati nei lager nazisti, mente molti familiari vennero assassinati nelle camere a gas) fuggì 15 anni fa dalla Romania ed ottenne asilo politico a Torino, dove fu riconosciuta la persecuzione subita dalla sua famiglia sia sotto il regime di Ceausescu che nel nuovo corso democratico. In patria, a Costanza, il vecchio Toma era stato capocantiere, mentre a Torino aveva lavorato nella nettezza urbana, nell'ambito di un progetto di integrazione rivolto ai rifugiati. Terminato il periodo previsto nel progetto della Città di Torino, Toma non riuscì più a trovare un'occupazione. Circondato da discriminazione e violenza, si trasferì a Milano, in un campo Rom, vivendo di elemosina. Ripetutamente sgomberato e colpito da denunce per occupazione abusiva di terreno pubblico, riparò a Pesaro con i familiari: la moglie Mia (malata di cancro) e i figli Ipat e Narcisa. A Pesaro l'anziano Toma, che nel frattempo era caduto nell'alcolismo, non ha mai ricevuto alcuna forma di sostegno sociale, ma nuovamente è stato oggetto di denunce ed evacuazioni. Il fratello Mihai si è gravemente ammalato proprio a Pesaro, dove l'ostilità delle istituzioni e della gente l'hanno condotto a una morte prematura e tragica. Il coraggio di Toma e la sua completa dedizione alla famiglia costituiscono il nucleo di una poesia di Roberto Malini: "Orfeo e Toma", pubblicata nella raccolta "Il silenzio dei violini". Il Gruppo EveryOne ha sostenuto a lungo la comunità Rom di Pesaro, consentendo a numerosi nuclei familiari - con bambini - di rientrare in Romania per evitare nuove persecuzioni e acquistando un terreno a Costanza, dove lentamente la famiglia di Toma sta costruendo un'abitazione. In questo mese di marzo, un giudice di Ancona ha processato Toma in seguito a una denuncia da parte di cittadini e all'intervento delle forze dell'ordine. L'anziano era stato visto discutere animatamente con alcuni familiari, brandendo il bastone - con cui si sostiene, essendo claudicante - davanti a uno di loro: un gesto tipico dei vecchi capifamiglia Rom, come del resto dei maestri Zen. Questo, però, il giudice di Ancona non lo sapeva e ha condannato Toma per rissa e aggressione con arma impropria. Ora il patriarca dei Rom di Pesaro è rinchiuso nel carcere degli orrori di Montacuto (http://www.radicali.it/20120321/carceri-marche-tour-degli-orrori), nonostante le sue precarie condizioni di salute (Toma è cardiopatico). La moglie è improvvisamente sola, perché i figli grandi sono in Romania. Per Toma sarà davvero difficile sopravvivere a 9 mesi di prigione durissima ed è davvero difficile comprendere la decisione del giudice, nonostante un legale avesse chiesto da parte della corte un minimo atto di clemenza e la concessione di una soluzione alternativa alla prigione. Su iniziativa dei poeti Roberto Malini (che è anche co-presidente del Gruppo EveryOne) e Patrizia Garofalo, alcuni poeti italiani hanno firmato per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una domanda di grazia urgente, affinché l'anziano Toma sia liberato dalla prigione di Montacuto e possa rientrare in famiglia. "Toma è un uomo coraggioso e pacifico," spiegano i poeti nel loro appello, "e le sue condizioni di salute sono preoccupanti, tanto che temiamo per la sua vita, considerate le atroci condizioni in cui si trovano i detenuti in quella famigerata prigione. Chiediamo al presidente Napolitano di manifestare clemenza verso un uomo già colpito da persecuzione, intolleranza e crudeltà, sia in Romania che nel nostro paese". Qui di seguito, i primi firmatari della domanda di grazia: Roberto Malini, Patrizia Garofalo, Paul Polansky, Paola Sarcià, Matteo Bianchi, Massimo Bevilacqua, Gianni Sassaroli, Marco Dalla Torre, Alfred Breitman, Margherita Gadènz, Nina Nasilli, Eugenio Rebecchi, Sergio Soldani, Rita Montanari, Matteo Pazzi, Elisabetta Andreoli. La poesia trova la sua origine proprio nella verità delle cose, nella loro profonda e dolorosa sofferenza , nell'essere sempre ed ovunque "combattente" e a fianco di coloro il cui percorso nella vita continua a significare crocifissione senza risorgenza. Roberto Malini riferirà del fatto a Radio Popolare oggi, 29 marzo, durante la trasmissione "Interferenze Rom" (alle 12.45) e risponderà alla mail roberto.malini@everyonegroup.com per tutti coloro che vorranno aderire all'iniziativa.


Nella foto di Steed Gamero, Roberto Malini con Toma Ciuraru


domenica 18 marzo 2012

Non riesco, quindi faccio parlare le immagini

Nord Uganda regione di Karamoja distretto di Kinpiripirit
Le conseguenze della mancanza d'acqua,che il governo non provvede a far arrivare in questa
regione.
I bambini non mangiano
Assistenza sanitaria negata. Tumore della pelle
Bambini nell'unico ospedale della regioe, in attesa che arrivi il lunedì per poter essere visitati
Disidratazione
Senza parole
Le lenzuola le portano da casa

giovedì 15 marzo 2012

Petizione per Marvin Richard gay ugandese






Kyengera, 11 Marzo 2012

Dear EveryOne Group, I am writing to you about the young Ugandan gay activist Marvin Richard Kalanzi. I work in Uganda in contact with humanitarian organizations and I know very well the plight of gays in this country. Unfortunately, homophobia is a serious problem at all levels. If Parliament continues to propose a law that criminalizes homosexuality, even the common people is full of prejudices and hatred against gays and lesbians. I will confirm that in Uganda it is impossible to live the homosexuality in public and just a rumor is enough because a person is suffering discrimination and violence. The episodes of intolerance and violence against gay people are numerosus, even if the victims do not make complaints, because even the authorities don't protect the LGBT persons. That's why I add my testimony to the repost of  EveryOne Group and the Movement for Justice, and launch a desperate appeal to the Dutch government, the EU and UN High Commissioner for Human Rights. Do not deport Marvin to Uganda, because in this country he would suffer severe institutional persecution and risk his life. 

Sincerely, Morena La Rosa, human rights activist

 Hajji Katende 
 Kyengera, Uganda


Appeal to the Netherlands and the EU: Save the gay refugee Marvin Richard Kalanzi

Amsterdam/Rome, March 9, 2012. Both male and female homosexual activity is illegal in Uganda. The persecuted homosexual communities already face heavy fines and lengthy jail sentences. Discrimination against homosexuals is a massive issue in Uganda, where a new bill has been introduced by Parliament, providing for harsher penalties for homosexuals, including the death penalty for "repeat offenders".
90% of Ugandans said that homosexuality should be rejected by society.Numerous serious events of violent repression against gays and lesbians are still taking place in the country. With this premise, EveryOne Group is supporting the campaign to save Marvin Richard Kalanzi from deportation back to Uganda from the Netherlands. This is, for both the Netherlands and the EU, a great challenge of civilization and respect for human dignity. 
Free Marvin Richard Kalanzi

Free Marvin Richard Kalanzi – 24year-old Gay Uganda Activist, standing for freedom and justice and detained in a Dutch Prison (Netherlands).

The Netherlands is known as one of the foremost countries in the World for recognising and protecting the rights of LGBT people. However, behind closed doors, the Human Rights of gay men and Lesbians are being abused by the Dutch authorities, who are deporting Gay and Lesbian asylum seekers back to countries where their sexuality is not accepted and where they face torture, imprisonment, forced marriage and death at the hands of anti-gay mobs.
Kalanzi M. Richard Lived openly and proudly as a gay man in Uganda, despite the abuse and threats he faced. His sexuality was a common knowledge in his country and anti-gay bigots campaigned for his arrest. As a result he was imprisoned, beaten and tortured.

Kalanzi fled Uganda and came to the Netherlands early in 2011 and applied for asylum upon his arrival. The Dutch IND (immigration authorities) acknowledged his sexuality as a gay man from Uganda, but but they disputed how he got to the Netherlands, hence his asylum was refused. Kalanzi was forcefully requested to sign a letter agreeing to his deportation letter, which he refused to do. He was taken to Rotterdam Prison on 28th June 2011 and until today he doesn’t know when he will ever be released.

In Uganda there is a particularly toxic climate for LGBT people. The Parliament has brought back the Anti-Gay Bill back in the house, and this time they are more than willing to pass it. This legislation would sentence LGBT people to life imprisonment or execution, and violence toward LGBT people is rampant in the country. Despite this the IND is still trying to Marvin Kalanzi back to Uganda. The IND often come to the prison to ask him to sign the deportation letter, but he has continuously refused and he was assured on the last occasion that if he doesn’t sign the papers he was going to rot in the prison.
We cannot let this happen to Kalanzi. LGBT asylum seekers like Kalanzi must have the right to live openly and in safety; this is basic Human Right. Many people like Kalanzi are stuck in Dutch prisons as though they committed crimes: escaping from persecution is not a crime. Kalanzi must be free to live and love as who he is.


Movement for Justice
www.movementforjustice.org

EveryOne Group
www.everyonegroup.com


PetitionWe call for the immediate release of Kalanzi Marvin Richard from Dutch immigration prison (the Netherlands).Sign the petition: http://www.gopetition.com/petitions/free-kalanzi-marvin-richard/sign.html