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domenica 7 luglio 2013

Questi sono gli italiani che disprezzo

Da una pagina di FB e tutto questo  mi fa davvero paura. Pensare che a 34.407 persone piace l'idea dello sporco negro da mettere al rogo che si augura che Papa Francesco venga sodomizzato. Cos'altro mi devo aspettare da questa Italia che non riconosco più e sopratutto non mi rappresenta?
Non sono indignata, ma spaventata e schifata


Avvistamenti di Creature Mitologiche · Piace a 34.407 
Che gran popolo gli Italiani,che ♥ : affondateli,
possiamo giocare a battaglia navale ,Poterli prendere a cannonate e appendere per il collo quelli che li appoggiano,Giochiamo a freccette con i loro gommoni finche sono ancora al confine con le acque italiane e muniti di pop corn e coca cola ghiacciata a debita distanza godiamoci la scena,Spero che papa Francesco venga rapito e sodomizzato da 20 negri! Dato che li ama tanto
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=478748595543026&id=265377373546817

mercoledì 22 maggio 2013

Chi li ripagherà dei danni subiti?


Sono felice d postare questa bella notizia, appresa  da Roberto Malini difensore da sempre dei diritti umani




Gruppo EveryOne - EveryOne Group
Sono liberi i quattro bambini rom strappati ai genitori

Milano, 22 maggio 2013. Nel mese di agosto 2012 le autorità milanesi sottraevano a Danut e Liliana, due bravi e amorevoli genitori rom romeni, i loro quattro bambini: Debora (4), Timotei (8), Samuel (10) e Biancamaria (13). Alcuni agenti accusarono e denunciarono Danut e Liliana per un crimine orrendo: riduzione in schiavitù dei loro figli, per un periodo di alcuni anni, nel capoluogo milanese. In realtà la famigliola viveva in Romania, vicino ad Arad, dove i quattro bambini frequentavano le scuole grazie a grandi sacrifici dei genitori. Si trovava a Milano da soli tre giorni, in visita a parenti. Il Gruppo EveryOne lanciava un appello internazionale, chiedendo alle organizzazioni per i diritti umani di scrivere ai giudici della corte di giustizia e del tribunale minorile di Milano, chiedendo che i piccoli fossero restituiti ai familiari. Danut e Liliana, oltre alla perdita dei piccoli, rischiavano una condanna fino a vent'anni di prigione. EveryOne produceva inoltre le prove dell'innocenza dei genitori e del rapporto di amore e dedizione che li legava ai bimbi. Roberto Malini inviava ai magistrati, insieme a tali prove, la poesia "Bambini rubati", che diventava in Italia e all'estero - grazie agli attivisti rom - un inno al ricongiungimento di una famiglia smembrata da provvedimenti ingiusti. Il poeta e difensore dei diritti umani riceveva pressioni affinché smettesse di diffondere la poesia e l'istanza civile.

Bambini rubati
di Roberto Malini

Milano,
sotto un arcobaleno grigio
uomini senza sorriso
cercavano i bambini dei Rom
per rapirli, in nome di una legge
che è razziale.

Nelle loro uniformi blu,
conquistatori senza onore
spegnevano luci e sogni,
spezzavano i cuori delle romnì.

Adesso ci battiamo disarmati
perché tornino a casa 
i bambini rubati:

Timotei vento d'estate,
Biancamaria canzone felice,
Samuel occhi vivaci
Debora campanellino.

La magistratura, in base alle evidenze, archiviava l'accusa contro Danut e Liliana, ma i quattro bambini restavano in una comunità per otto lunghi mesi, perdendo l'anno scolastico e sottoponendo la famiglia a una prova terribile, che l'ha praticamente messa in ginocchio, non solo economicamente. Dopo la separazione dai suoi cari, inoltre, la piccola Debora si è rinchiusa in un mutismo che preoccupa i genitori e tutti noi. Sappiamo quanto possa essere traumatico per un bambino l'allontanamento da mamma e papà. Oggi Timotei, Biancamaria, Samuel e Debora sono stati liberati e - finalmente - si trovano in Romania, con Danut e Liliana. Abbiamo "vinto", ma nessuno restituirà mai la serenità perduta alla famiglia, la cui sola colpa era quella di appartenere a un'etnia colpita da discriminazione e pregiudizi. Il nostro pensiero corre inoltre alle centinaia di bambini rom sottratti negli anni scorsi, in Italia, ai legittimi genitori, senza che nessuna azione civile, nessuna poesia, nessuna chiave abbia potuto liberarli e consentire loro di riabbracciare la mamma, il papà. Il Gruppo EveryOne, quando si imbatterà in vicende dolorose e inspiegabili come quella che ha colpito Danut, Liliana e i loro bambini, si prodigherà sempre, con ogni energia, per evitare che le separazioni divengano definitive e i piccoli siano strappati per sempre dalle loro radici affettive e culturali.


domenica 15 luglio 2012

I Rom non sono come noi (?)

Lei ha mal di denti è andata in una struttura pubblica e il dentista invece di curarle un dente cariato ha deciso di estrarlo senza curarsi dell'ascesso e l'ha mandata via, gli altri denti sono ancora lì cariati e doloranti.
Per un caso fortuito ho saputo del suo bisogno di un dentista, l'ho chiamata ci siamo incontrate e l'ho accompagnata da un dentista che conosco da quando ero bambina e che ho ritrovato dopo 30 anni quando ero in partenza per l'Uganda scoprendo che anche lui stava andando lì ad insegnare gratuitamente il lavo a 16 ragazzi.
Lo chiamo e gli chiedo se può visitare la mia giovane amica e se lo fa gratuitamente. Le ha tolto delle piccole radici, le ha insegnato il modo corretto di curare la bocca, l'ha sgridata perchè i denti vanno lavati sempre e se non lo si fa questi si cariano e che diamine a 16 anni non si può avere una bocca conciata così male.
Lei si sente mortificata gli chiede scusa ma lui è burbero ma buono, e le regala spazzolino e molti dentifrici.
Lei per ringraziarlo le regala uno dei suoi disegni, lo scelgo io, è disegnato con fili d'erba, un volto di donna, lui si commuove quando sa che questo è il suo modo per aiutare la famiglia.

Andiamo a mangiare, parliamo un pò e scopro che lei e la sua famiglia, 10 persone in tutto, non vivono in una baracca come gli altri rom, lei è fortunata abita in una casa, casa??? La casa è composta da due stanze dove manca il pavimento, non ci sono le finestre, niente termosifoni per l'inverno e niente frigorifero per l'estate, niente bagno. Ma sono felici perchè avendo una casa non devono avere paura della polizia. Questa bellissima casa costa € 380 al mese.


Lei ha 16 anni, studia al liceo artistico e aiuta  al mantenimento della famiglia vendendo per le strade i suoi dipinti. Suo padre aiuta nei mercati a scaricare le verdure, quando lo chiamano e riesce a guadagnare in quel giorno €30. Suo fratello è un aiuto cuoco ma non riesce a trovare lavoro perchè non sa leggere.
Una famiglia povera ma unita, una famiglia che si aiuta ma che ha bisogno di aiuto. Mi spiega che il problema maggiore non è quello del cibo, ma quello di trovare i soldi per pagare l'affitto e la luce, una lampadina spartana ma che serve in inverno per accendere quelle belle stufette magia soldi. In inverno spendono anche € 1.000 per potersi scaldare. Questo è il loro grande problema, senza un lavoro fanno fatica a pagare e la padrona di casa vuole aumentare ancora l'affitto. Sono inorridita, come può una padrona di casa chiedere così tanti soldi per una casa priva di agibilità chi è questa carogna? Sorpresa la proprietaria è un africana e qui mi prende lo sconforyo la rabbia sale. Davvero non capisco, ma come diavolo fa una donna africana sfruttare una famiglia povera, dal suo vissuto non ha davvero preso niente, oppure già nel suo paese era un infame o lo ha imparato da noi che ci sono i poveri dei poveri, gli ultimi degli ultimi?

Come si fa a pretendere un affitto quando questa famiglia non ha diritti per il solo fatto che è rom?
Perchè continua ad esistere lo sfruttamento nello sfruttamento, davvero non lo capisco.
Scrivo il mio sconcerto su Twitter e una persona mi risponde con questa frase

" D'accordissimo, ma adesso la casa non ce l'abbiamo manco noi italiani! Lavoro neppure. Quindi?" La mia risposta è il dubbio che ad un italiano si affitti una casa così, lui dubita e insinua il dubbio in me, allora gli rispondo che se anche lui ha questo problema, cercherò di aiutarlo come vorrei fare per questa ragazza e la sua famigli. Non ricevo più nessuna risposta. Vorrei davvero insultare questa persona, chiedergli se non si vergogna di fare distinzioni fra italiani e rom, come se i rom non fossero persone con dei diritti . Come si permette a scrivere una frase che mi ricorda tanto quelle che ricevevano i meridionali quando venivano al nord in cerca di lavoro. Se non capisce che è grazie a persone come lui che esisteranno sempre poveri, razzismo, differenze e che diamine, cosa gli ha insegnato la vita, a stare nel proprio mondo piccolo ottuso e dal guai a toccarmi la mia erba il mio Ipad e sparisci dalla mia vista che sei solo un inutile insetto.
Che sia chiaro non sono sconcertata, sono arrabbiata, avvelenata, davvero non tollero tanta ignoranza menefreghismo cattiveria ottusità egoismo e stupidità umana.


Perdonatemi ma ho usato dei soldi che mi avete dato per andare in Uganda, li ho usati per dare una mano a questa piccola grande ragazzina che lotta nella società e nella scuola per far sapere che i Rom non sono bestie, che sanno studiare lavorare e che non rubano non indossano oro e argento, che credono in Dio e nella sua bontà. La mia missione è di aiutare chi ha bisogno e in quel momento questa ragazza aveva bisogno, non ho tolto ai bambini ugandesi, a loro arriverà il 99% del vostro aiuto, ma non potevo, non posso non aiutare chi soffre, sia che si trovi in Africa che in Italia

domenica 1 luglio 2012

Un triste aggiornamento


Caso Hamdy Al-azazy: agonia dei diritti umani


di Roberto Malini


Milano/Arish, 1 luglio 2012. Nonostante le promesse, purtroppo né l'ONU né le altre organizzazioni che tutelano gli attivisti nel mondo hanno messo in atto alcuna procedura efficace per salvare Hamdy. E' sconcertante, perché a Ginevra e in tanti paesi le Nazioni Unite hanno funzionari dello Special Rapporteur on Human Rights Defenders, mentre il Consiglio d'Europa finanzia le attività di molte organizzazioni per assistere gli Human Rights Defenders. Hamdy è noto in tutto il mondo. Le sue interviste sono state diffuse dalla CNN, dalla BBC e da altri importanti network, mentre tutta la stampa mondiale ha dato spazio alle sue azioni. Tuttavia, oggi l'attivista egiziano mi ha scritto queste poche righe:


"Dear Roberto
Please don't leave me.
I am in a real denger, please help me soon, i am still in Sinai and i can't move to Cairo, may be tomorrow morning early with be there and will go to Italian Empassy. Please call them and tell I am coming to meet with them.
Thanks
Hamdy"


(Caro Roberto, per favore non abbandonarmi. Sono in reale pericolo, ti prego di aiutarmi in fretta, sono ancora nel Sinai e non posso spostarmi al Cairo. Forse nel primo mattino di domani potrò andare all'ambasciata italiana. Per favore avvertili e comunicagli che sto recandomi a un appuntamento con loro. Grazie, Hamdy)


Hamdy è solo, ancora ad Arish, mentre i trafficanti spiano la sua abitazione e gli hanno inviato le più atroci minacce. E' così che funziona, nel mondo, la protezione dei difensori dei diritti umani? L'ambasciata italiana non intende riceverlo, mentre l'Onu vede in lui un problema diplomatico nei confronti dell'Egitto. Stiamo lottando conto il tempo, l'indifferenza di tutti, l'organico di una delle più potenti mafie del pianeta. Questa è l'agonia dei diritti umani. Ci inventeremo qualcosa, anche se in questo momento non so cosa...

martedì 26 giugno 2012

Appello di EveryOnegroup per Hamdy Al-Azazy attivista per i diritti umani rischia la pena di morte




COMUNICATO STAMPA
25 luglio 2012


ESTERI, APPELLO A MINISTRO TERZI E AMBASCIATORE AL CAIRO: “SALVATE L’ATTIVISTA HAMDY AL-AZAZY E I SUOI TRE FIGLI”


Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani, ha inviato oggi un appello urgente al Ministro degli esteri italiano Giulio Terzi e all’ambasciatore italiano al Cairo Claudio Pacifico, per chiedere che l'attivista egiziano Hamdy Al-Azazy, Premio Makwan 2011 e cooperante di EveryOne nel Sinai del Nord, in serio pericolo di vita, sia messo in sicurezza dalle autorità italiane e accolto all’interno dell’ambasciata italiana al Cairo assieme ai suoi tre bambini. 


“La situazione è disperata: Hamdy è stato direttamente minacciato di morte assieme ai suoi tre bambini (non ha moglie) e ha necessità vitale di lasciare l'Egitto nel giro di ore, per salvaguardare la propria incolumità e quella dei figlioletti” scrivono nell’appello Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne. “La sua vita è a rischio perché i media di tutto il mondo - CNN in primis - hanno trattato il problema degli smugglers del Sinai - i trafficanti di migranti e organi umani - da quando le sue denunce hanno raggiunto, anche con la sinergia nostra e di altre organizzazioni, i vertici delle istituzioni internazionali e le autorità egiziane hanno cominciato a trattare il problema”.


“Purtroppo” spiega EveryOne, “l'affermazione progressiva dei movimenti fondamentalisti nel nuovo Egitto, culminata con le vittorie politiche dei Fratelli Musulmani, ha ridotto costantemente la pressione da parte delle forze dell'ordine, dei militari e dei servizi segreti nei confronti dei trafficanti nel Sinai, che fanno capo - come abbiamo dimostrato nei nostri report e come hanno confermato i servizi segreti israeliani - proprio ai gruppi armati per la Jihad”. 


“Chiediamo al ministro Terzi e all’ambasciatore Pacifico di prodigarsi affinché la vita di Hamdy Al-Azazy e dei suoi tre figli minori sia salvaguardata, con un’azione di civiltà che garantisca loro il diritto alla vita e alla protezione internazionale” concludono Malini, Pegoraro e Picciau. “Il caso è molto delicato e ci auguriamo che la rappresentanza diplomatica italiana in Egitto possa essere l’ancora di salvezza per il nostro attivista e la sua famiglia”.


Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: +39 331 3585406 
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com  

venerdì 15 giugno 2012

Quale diritto per una donna Rom stuprata e il marito picchiato?

Questa storia che sto per scrivere non è stata divulgata da nessun giornale nazionale e locale e da nessun tg, solo l'agenzia Agenparl ne ha dato notizia. Questo è vergognoso disumano e ancora una volta, dimostra due tristi realtà italiane.
La prima che essere rom è come essere invisibili e se va bene essere considerate zecche
La seconda è che per l'ennesima volta una donna è stata stuprata picchiata e la polizia non se ne cura, come se la violenza sessuale non fosse un reato.
Come ho scritto spesso l'Italia stupra liberamente.
Ora, al ragazzo hanno notificato l'espulsione, mi domando dove andrà, visto che è nato e cresciuto nel nostro paese, secondo, la moglie cosa farà da sola e chi la difenderà da una possibile visita degli assistenti sociali che quasi sicuramente le toglieranno il bambino appena nato.
Cosa ne sarà di una giovane coppia che nel nostro paese non ha alcun diritto, tranne quello di non dar fastidio e se, malauguratamente succede che venga assalita, picchiata, violentata, stuprata.Viene disgregata, viene applicata una ennesima violenza fisica e psichica, divisi e senza aiuto da parte delle istituzioni.
In quale paese viviamo, chi ha insegnato a questi uomini poliziotti, che un essere umano ha valore solo se è connazionale?
Ed è anche osceno che i mass media stiano in silenzio perchè i rom non hanno neppure diritto di cronaca.



Per fortuna esiste Everyonegroup, che come sempre si fa carico di queste tristi storie e denuncia alle autorità i fatti e cerca di aiutare gli ultimi degli ultimi di questa nostra bella società italiana.
Ora la coppia è assistita da un Legale, perchè subire violenza fisica, perchè subire uno stupro di gruppo è un reato grave e gli aggressori devono essere ricercati e lo stato deve tutelare questa coppia.
Lo stato deve tutelare una giovane donna stuprata, incinta e che ha l'unica colpa di essere rom.
Io combatto per tutte le donne e gli uomini, non ci sono differenze e non ci sono stupri di serie a,b,c,d. Lo stupro è un reato gravissimo e va condannato pesantemente.


A questa coppia dedico il quadro di una fantastica ragazzina, artista che dipinge le disavventure le tristezze e le delusioni del popolo rm

Rebecca Covaciu, artista Rom romena


La notte del 13 giugno 2012, in un giardino di Bologna, una coppia rom senza fissa dimora è stata attaccata da sei uomini stranieri.

Lui Ljubo Halilovic è stato selvaggiamente picchiato mentre la giovane moglie incinta B. S., oltre ad essere stata presa a calci e pugni è stata stuprata a turno degli assalitori.
Grazie ad un uomo bolognese che abita vicino a quel parco, è stat chiamata la Polizia che ha trasportato all'ospedale di Sant'Orsola i ragazzi.
Il mattino del giorno dopo il ragazzo e la moglie sono stati portati in questura dai poliziotti e , dopo il riconoscimento il ragazzo è stato messo in cella (?) di sicurezza per alcune ore, dopo di che gli è stato notificato  un ordine di espulsione dall'Italia (il ragazzo è nato e cresciuto in Italia) poi sono stati riaccompagnati in ospedale.


Durante il tentativo di esporre denuncia , la polizia ha sminuito e omesso di mettere a verbale la violenza sessuale subita dalla ragazza, sminuendo così l'avvenuto in una semplice aggressione.   

giovedì 15 marzo 2012

Petizione per Marvin Richard gay ugandese






Kyengera, 11 Marzo 2012

Dear EveryOne Group, I am writing to you about the young Ugandan gay activist Marvin Richard Kalanzi. I work in Uganda in contact with humanitarian organizations and I know very well the plight of gays in this country. Unfortunately, homophobia is a serious problem at all levels. If Parliament continues to propose a law that criminalizes homosexuality, even the common people is full of prejudices and hatred against gays and lesbians. I will confirm that in Uganda it is impossible to live the homosexuality in public and just a rumor is enough because a person is suffering discrimination and violence. The episodes of intolerance and violence against gay people are numerosus, even if the victims do not make complaints, because even the authorities don't protect the LGBT persons. That's why I add my testimony to the repost of  EveryOne Group and the Movement for Justice, and launch a desperate appeal to the Dutch government, the EU and UN High Commissioner for Human Rights. Do not deport Marvin to Uganda, because in this country he would suffer severe institutional persecution and risk his life. 

Sincerely, Morena La Rosa, human rights activist

 Hajji Katende 
 Kyengera, Uganda


Appeal to the Netherlands and the EU: Save the gay refugee Marvin Richard Kalanzi

Amsterdam/Rome, March 9, 2012. Both male and female homosexual activity is illegal in Uganda. The persecuted homosexual communities already face heavy fines and lengthy jail sentences. Discrimination against homosexuals is a massive issue in Uganda, where a new bill has been introduced by Parliament, providing for harsher penalties for homosexuals, including the death penalty for "repeat offenders".
90% of Ugandans said that homosexuality should be rejected by society.Numerous serious events of violent repression against gays and lesbians are still taking place in the country. With this premise, EveryOne Group is supporting the campaign to save Marvin Richard Kalanzi from deportation back to Uganda from the Netherlands. This is, for both the Netherlands and the EU, a great challenge of civilization and respect for human dignity. 
Free Marvin Richard Kalanzi

Free Marvin Richard Kalanzi – 24year-old Gay Uganda Activist, standing for freedom and justice and detained in a Dutch Prison (Netherlands).

The Netherlands is known as one of the foremost countries in the World for recognising and protecting the rights of LGBT people. However, behind closed doors, the Human Rights of gay men and Lesbians are being abused by the Dutch authorities, who are deporting Gay and Lesbian asylum seekers back to countries where their sexuality is not accepted and where they face torture, imprisonment, forced marriage and death at the hands of anti-gay mobs.
Kalanzi M. Richard Lived openly and proudly as a gay man in Uganda, despite the abuse and threats he faced. His sexuality was a common knowledge in his country and anti-gay bigots campaigned for his arrest. As a result he was imprisoned, beaten and tortured.

Kalanzi fled Uganda and came to the Netherlands early in 2011 and applied for asylum upon his arrival. The Dutch IND (immigration authorities) acknowledged his sexuality as a gay man from Uganda, but but they disputed how he got to the Netherlands, hence his asylum was refused. Kalanzi was forcefully requested to sign a letter agreeing to his deportation letter, which he refused to do. He was taken to Rotterdam Prison on 28th June 2011 and until today he doesn’t know when he will ever be released.

In Uganda there is a particularly toxic climate for LGBT people. The Parliament has brought back the Anti-Gay Bill back in the house, and this time they are more than willing to pass it. This legislation would sentence LGBT people to life imprisonment or execution, and violence toward LGBT people is rampant in the country. Despite this the IND is still trying to Marvin Kalanzi back to Uganda. The IND often come to the prison to ask him to sign the deportation letter, but he has continuously refused and he was assured on the last occasion that if he doesn’t sign the papers he was going to rot in the prison.
We cannot let this happen to Kalanzi. LGBT asylum seekers like Kalanzi must have the right to live openly and in safety; this is basic Human Right. Many people like Kalanzi are stuck in Dutch prisons as though they committed crimes: escaping from persecution is not a crime. Kalanzi must be free to live and love as who he is.


Movement for Justice
www.movementforjustice.org

EveryOne Group
www.everyonegroup.com


PetitionWe call for the immediate release of Kalanzi Marvin Richard from Dutch immigration prison (the Netherlands).Sign the petition: http://www.gopetition.com/petitions/free-kalanzi-marvin-richard/sign.html

mercoledì 29 febbraio 2012

Siamo tutte RossellaUrru



Rossella Urru cooperatrice di pace in Algeria è stata rapita tra il 22 e 23 ottobre del 2011 insieme ad altri due amici. Di lei non si è saputo più nulla, tranne la scorsa settimana quando i genitori hanno incontrato il Presidente Napolitano, che li ha rassicurati dicendo loro che Rossella sta bene.
Bella notizia, ma non basta, noi vogliamo che il Governo si impegni a fondo, fino a farla tornare a casa.
Qualcuno un paio di giorni fa, ha scritto che noi della rete sbagliamo a parlare di Rossella, perchè rischiamo di far allungare la sua prigionia, poichè se i media iniziano a parlarne, i rapitori alzano la posta del riscatto. Può darsi che questo sia vero, ma è anche vero che tacere serve ancora meno, a chi giova lo stare in silenzio? Non certo a Rossella e ai sui amici, anzi rischierebbero, a parer mio, di essere considerati dai rapitori un niente, inservibili alla loro causa e quindi, potrebbero disfarsene, questo è preoccupante.
Ieri il padre ha solo detto che lui non parla perchè c'è un intera rete che lo fa per lei, quindi noi oggi e domani e ancora parleremo e scriveremo il suo nome fino alla sua liberazione

Allora oggi, noi della rete, molti blogger scriviamo tutti la stessa cosa, vogliamo tutti la stessa cosa, la Liberazione di Rossella Urru. Questo sarà un urlo amplificato, dove sarà impossibile non sentirlo, a me no che i giornali, le tv, i politici, il Governo, non abbia voglia di sentire.

Oltre a Rossella Urru, ci sono altri nove connazionali ancora in mano ai sequestratori nel mondo e anche per loro non si sa niente, ed è doveroso aiutarli e farli conoscere Maria Sandra Mariani, Giovanni Lo Porto, Valentino Longo, Franco Lamolinara. Purtroppo non conosco i nomi di tutti ma conosco la voglia di vederli tornare a casa

Trovo anche imbarazzante e vergognoso che se ne parli quando sono dei cosi detti vip a farlo, la prima volta è stata Geppi Cucciari, la seconda Fiorello e qui l'apoteosi di applausi di bravo ecc... ma bravo di cosa? E' scandaloso che i giornali e gli italianetti parlino di Rossella Urru solo perchè lo ha fatto Fiorello. Questa è davvero la faccia di una brutta Italia che dimostra di non saper ragionare con la propria testa, che ha sempre bisogno del vip del momento per muoversi, insomma dimostrano di essere le solite pecore e chiedo scusa alle pecore.
Per non menzionare poi tal Mammucari che scrive "vai Fiore, Staffelli, siamo grandi, una goccia piano piano e ce la faremo". La domanda è: da quanto tempo Mammucari sa dell'esistenza di Rossella Urru?

Ma pazienza, l'importante è che ora se ne parli e che il governo si muova.

Oggi siamo tutte/i Rossella Urru

giovedì 23 febbraio 2012

Uomini di merda 100


Oggi mi dico, bene nessun problema tutto sotto controllo, il cielo è grigio e mi appisolo, Maria è in camera con me che lavora sul p.c. Non faccio in tempo ad addormentarmi che vengo chiamata, baby, baby, single mother. Non capisco. Scendo dal letto e mi si presenta una piccola bambina con una testa enorme, tanto da non poter stare dritta.
La piccola è nata senza alcuna complicazione ma ad una settimana dalla nascita Sylvia ha una forte febbre. Viene portata in ospedale dove iniziano la cura ma qualcosa non va, la testa della piccola inizia a gonfiarsi e in ospedale non le fanno nessun trattamento, tanto che la madre cambia ospedale, dove vieno riscontrato che Sylvia ah del siero nella testa e deve essere operata. L'operazione va bene ma Sylvia perde l'uso della parola, non può stare seduta, la testa è rimasta grossa e pesante tanto le che è impossibile per lei tenerla dritta, non cammina. Un piccolo vegetale che guarda e piange perchè la sua testa pesa 5k


In tutta questa brutta storia, aggiungiamo che il padre è scappato dichiarando che quella non poteva essere sua figlia. Lui non procrea figli disabili. Così ora, noi del gruppo Smocsa le abbiamo trovato una stanza dove poter vivere, ma non abbiamo il denaro per mantenerle e la madre non può lavorare perchè la piccola ha bisogno di costante aiuto. 
Qui la sofferenza non ha mai fine e li uomini fanno sempre più una bruttissima fiura, come i medici che non curano perchè non si paga ma anche con i soldi fanno sempre spallucce e dichiarano di non conoscere le cause delle malattie. Questo è un mondo civile?


Mi chiedo anche, ma questi uomini sono solo pronti a scopare e basta, possibile che nel cervello non abbiano in mente altro, sempre e solo pronti a dimostrare la loro virilità o con la violenza o con il finto amore, ma poi se ne vanno, rinnegano, ridono. E le donne? Sono le uniche che restano e soffrono e lottano e si prendono cura dei loro bambini. Dove sta la giustizia, dove sta l'umanità, dove sta Dio?

mercoledì 22 febbraio 2012

La solita brutta storia

Sedrin ha 9 anni, non parla, non sente, comunica solo con le mani e chiede quello che vuole con le mani. Sedrin ha un gran bel sorriso, gioca con tutti e dispensa sorrisi a chiunque, ma non può fare altro.
Una notte, quando aveva £ anni, si è svegliato urlando e da allora ha smesso di parlare. La madre ha portato immediatamente il figlio in ospedale e , come accade troppo spesso, i medici non hanno fatto alcuna diagnosi, gli hanno prescritto dei medicinali che costano cari, certo per noi non lo sono, ma per lei sì 3.000 scellini ugandesi al giorno sono davvero tanti. Ad ogni modo con questo farmaco, Sedrin ha recuperato l'udito.
Il piccolo Sedrin

Ma anche questa storia non finisce bene. Il padre, grande uomo, difronte alla malattia del figlio ha deciso di abbandonare lui e la madre, lasciandoli così soli e senza alcun sostentamento, tanto che la mamma si è trovata costretta ad interrompere la terapia. Ora Sedrin ha ripreso a non sentire e neppure si sa che tipo di malattia abbia. Apparentemente e dal racconto credo si tratti di una forma di autismo derivata da un attacco epilettico, ma lo scoprirò, perchè io e maria ci siamo impegnate a farlo visitare dalla dott.ssa Annamaria, che già ci aveva aiutate con Sharuwa.
L'unica cosa che abbiamo potuto fare subito p stato darle 50 mila scellini per ricominciare a la terapia.
Anche in questo caso chiedo l'aiuto a voi, perchè le medicine costano e perchè non sappiamo se dovrà affrontare degli esami, per quanto la Dr. Dal Lago sia disponibile e visita gratuitamente, gli esami sono a pagamento e i medicinali pure.

Sedrin con la mamma

sabato 11 febbraio 2012

Oggi è così e forse anche domani

Mercoledì  io e Maria, siamo andate all'ospedale CORSU di Entebbe, a ricoverare la piccola Sharwua. Grazie all'aiuto di un uomo che ha letto il mio appello su Twitter, siamo riuscite a portare a termine questa nuova sfida.
Grazie a te, so che vuoi restare anonimo, quindi non scriverò il tuo nome.

Ero, anzi eravamo felici, finalmente una piccola creatura potrà ritrovare la serenità e con lei la madre, 19 anni che vende muwogo, un tubero che da noi non esiste. Guadagna 2,500 scellini ugandesi al giorno, che in un mese sono 60.000. L'affitto della stanza in cui vive le costa 70.000 scellini..... e 60.000 scellini sono l'equivalente di € 19,650. Come può una ragazza portare in ospedale la figlia se non ha soldi neppure per pagare l'affitto e il cibo?

Dicevo ero al settimo cielo, ma tornate a casa vedo Maria pensierosa, leggo un suo messaggio che mi aveva inviato su FB giorni prima, già qui la corrente manca spessissimo. Accidenti, è in ritardo con l'affitto, non ha ancora pagato le prime rate delle tasse scolastiche di 7 ragazzi e gli altro 23 sono ancora a casa, non abbiamo più soldi per fare la spesa. Ormai è più di una settimana che si cena a base di the.....in casa ci sono 4 bambini al di sotto dei 2 anni e per Dio, non è giusto che non mangino.

L'Uganda è uno stato fertile, essendo bagnato in gran parte dal lago Vittoria. Quindi si trovano piante di banane, avocado, mango, papaia, ananas,arance,frutto della passione, fenè e poi, piccole angurie, canna da zucchero, vaniglia, caffè. Com'è possibile allora che la popolazione sia malnutrita, com'è possibile che si mangi solo Matooke e che tutto sia maledettamente caro?

Maria, l'ho già detto, ha un piccolo negozio dove vende ricariche telefoniche e bibite, ed ora il padrone del negozio le ha aumentato affitto e luce. Mi viene da ridere, ma una risata di rabbia, qui la corrente non c'è mai perchè stanno potenziando le linee, eppure hanno già aumentato il costo del 40%, praticamente stai giorni interi senza corrente ma la paghi come l'oro anche se non lo vedi.

Vorrei poter comprare anche un frigorifero, (corrente a parte) così l'acqua non sarebbe così tristemente bollente e non saremmo costrette a cucinare subito la carne e il pesce, se no è da buttare via, il latte sarebbe ben conservato, ma qui non si compra, va subito a male. Già, questo lo farei se avessi le possibilità. Riempirei la dispensa, comprerei il frigorifero e un divano nuovo, e materassi nuovi. Tutto quello che c'è qui è vecchissimo e poco igienico, ma è meglio di niente e Maria fa quel che può.

Ma io, io mi sento sempre più impotente, non so cosa fare e dove trovare gli aiuti e mi arrabbio, e la notte piango ne prego che avvenga un piccolo miracolo, che mi aiuti ad aiutare Maria e la sua associazione, fatta di piccole grandi donne. Vorrei anche poter portare l'altra bimba che è stata ustionata dall'acqua bollente gettatale da suo padre, prima che abbandonasse la famiglia. Ma non ho soldi neppure per quello. Fumavo, ora solo quando posso permettermelo e poi la connessione ad internet che osta tantissimo e che dura solo due giorni.
C'è anche la piccola Mariam che vive con la nonna nella foresta è molto brava scuola e si fa tutti i giorni 5km a piedi per poterci andare, ma non è una buona scuola ed è davvero lontana e la strada non è sicura. Vorremmo portala a casa con noi e farle frequentare la stessa scuola di Hasifa, così sarebbe protetta e felice. Quando siamo andate a trovarla mi è corsa in contro e mi ha abbracciato stretta stretta, sa che sono una dispensatrice di baci e si è accoccolata in attesa dei mille baci che le ho dato, ma Dio, se mi faceva male vederla lì sporca impolverata e triste per non poter venire con noi.

Cosa devo fare, perchè nessuna grande Ong ci aiuta, perchè tutti restano in silenzio?? Il silenzio e l'indifferenza uccidono ecco perchè la gente muore e non solo in Uganda, non solo in Africa, il mondo è pieno di gente che muore per indifferenza, questi esseri indifferenti sono una piccola percentuale, perchè il mondo è popolato da chi soffre e non da chi sta bene. Però quelli che stanno bene, gli indifferenti, sono coloro che regolano la morte nel mondo.

giovedì 9 febbraio 2012

Lettera aperta alla signora Viviane Wade - pubblicata da Pape Ndiaye



Lettera aperta alla signora Viviane Wade
Moglie del Presidente della Repubblica del Senegal
Mamma di Karim Wade e Sindiely Meissa Wade
First Lady del Senegal.


Signora,
A nome delle madri di Balla Gaye (Dakar), Alioune Badara Diop (Kaolack) Dominique Lopy (Kolda), Adja Camara (Dakar)Aboubacar Dia (Matam), Modou Bakhoum (Karang), Sangone Mbaye (Joal), Fally Keita (Dakar), Abdoulaye Wade Yinghou (Yeumbeul)Moustapha Sarr (Soumbédioune), Alhaji Konate (Backel), Malick Ba (Sangalkam), Jean-Michel Cabral (Ziguinchor), Mamadou Sy (Podor) Banna Ndiaye (Podor), Mamadou Diop (Dakar) Fode Ndiaye (Dakar)

A nome di tutte le madri di giovani morti prendendo gli imbarcazioni alla ricerca di fortuna e vita migliore e dignitosa verso l'Europa con la speranza di dare un volto più umano al loro futuro.

A nome di tutte le madri delle vittime del JOOLA.

A nome di tutti coloro che si sono sacrificati, brucciandosi davanti al palazzo presidenziale.

Per conto delle mamme giovani che ogni giorno hanno sfidato la morte di chiedere al marito di lasciare la direzione del loro destino.

A nome di tutte le donne che sfidano i rigori della vita di tutti i giorni per protestare contro la decisione di sostenere il vostro marito ha eseguire questo terzo mandato. cosi controverso e illegale e che abbiamo già vinto per ora così tanto sangue e lacrime.

In nostro nome, di moglie, madre e moglie.

A nome della dignità umana.

In base al principio della sacralità della vita umana.

Veniamo a te per chiederle di esortare e sollecitare il suo marito Signor Abdoulaye Wade Presidente della Repubblica del Senegal a ritirare la sua candidatura nella corsa presidenziale nel 2012, non come first lady, ma come donna, come madre, come la moglie, in modo che d'ora in poi sia possibile per noi, dire che tuo marito non è un buon Padre di famiglia per non dire, Padre della Nazione.

Un Padre della Nazione preoccupato per il benessere e la vita di ogni componente di questa famiglia grande e bella che è la nazione senegalese. Vi ricordiamo che dal giorno del giuramento del sig Abdoulaye Wade, tu e lui avete ceduto una parte di voi,alla popolazione senegalese. Questo popolo che hai scelto ti ha dato il nobile compito di vegliare su ciascuno dei suoi membri, come si fa con i propri figli,Karim Wade e Sindiely Meissa, Lei deve dare protezione e assistenza ad ogni membro di questo popolo in tutte le circostanze. Vedere in ciascuna un figlio del Senegal o Sindiely o Karim Wade.

Allo stesso modo, dire a vostro marito che questi nostri figli sono morti nell'esercizio di un diritto che egli ha persino contribuito a radicalisare nel nostro immaginario collettivo.Quelle madri che piangono,i figli uccisi , figli che hanno gli stessi diritti di Karim Wade, e che i loro Padri non sono meno meritevoli di lui. I loro padri hanno contribuito a costruire questo paese,ci sono fidati di voi !! Signor e signora Wade questo paese che va ha dato il destino dei suoi figli merita di essere trattato in un altro modo il popolo aveva nutrito grandi speranze in voi.

Signora, lei che viene da un paese con l'attribuzione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si è nati e cresciuti in un paese il cui motto è "Libertà, Uguaglianza, Fraternità". Parla con il suo marito, digli di andare via per la grande porta in un grande uomo. Digli di smettere questa tragedia che cosa serve più la lotta che ha condotto per 25 anni per la democrazia e la libertà. E 'l'unico che può fermare questa tragedia qui e ora. E 'l'unico in grado di fermare questa corsa verso i pascoli pericolose oscuri pieni di urla e sofferenze per il popolo senegalese. Deve farlo!!. Questo non era il sogno che egli sosteneva. UN SENEGAL con ponti o strade o autostrade o monumenti,non ci interessa vogliamo come prima cosa LA Pace.E Questa pace avvera solo tramite il suo ritiro e l'organizzazione di elezione libera e trasparente degna del SENEGAL. 

Speriamo che come una madre,lei può sentire il grido di dolore, la disperazione delle madri private dei loro figli, mogli di queste vedove e delle madri di questi figli del senegal che soffrono,ansiosi di un futuro incerto, che la candidatura di suo marito pone la nazione senegalese nel suo complesso.

Riconosciamo tutto il suo lavoro per la nascita di una Senegal prospero e orgoglioso, ma sappiamo anche che nessuna opera umana è perfetta. Tutto il lavoro umano è l'eccellenza non finito, la nostra partecipazione alla costruzione di umanità è un processo di maturazione. Ha seminato i semi dello sviluppo economico, infrastrutturale e sociale, non si aspetta di raccogliere i semi, dare, opportunità ad altri senegalesi per completare questo processo di sviluppo già iniziato 

Tutte queste madri in lutto chiedono a lei signora Viviane Wade di agire.Parla con il suo marito Presidente c'è ancora tempo per ritirarsi. Non è mai troppo tardi per farlo!Agire in modo che possiamo essere orgogliosi delle donne senegalesi e lei tenerle nella immagine di una donna d'onore, una donna di giustizia, l'immagine di una madre che ama i suoi figli, che ama semplicemente il Senegal.

Le ricordiamo,il nostro amore e rispetto per Colette Senghor prima first lady del Senegal, la lucidità e il realismo di Elisabeth Diouf, senza il quale la decisione della nostra epica antica del Presidente della Repubblica Abdou Diouf, a rispettare la voce del popolo non potrebbe mai essere così bello in modo che il mondo è ingrandita e abbiamo vinto la stima di tutti. Non rovinare questo bel lavoro da una ostinazione degna di voi. Parla con il Presidente per la grazia, egli deve lasciare.




Signora Presidente, restiamo convinte che la nostra richiesta sarà ascoltata
in nome del popolo senegalese,
in nome della democrazia!!

La prego di accettare,l'espressione dei nostri rispettosi saluti.

martedì 7 febbraio 2012

DIRITTI UMANI, ‘PREMIO MAKWAN’ AD ATTIVISTA EGIZIANO HAMDY AL-AZAZ


COMUNICATO STAMPA
6 febbraio 2012
DIRITTI UMANI, ‘PREMIO MAKWAN’ AD ATTIVISTA EGIZIANO HAMDY AL-AZAZY
Gli attivisti del Gruppo EveryOne e gli operatori umanitari scelti per votare i difensori dei diritti umani che in tutto il mondo si sono distinti per il loro coraggio e i loro risultati, hanno assegnato il Premio Makwan per l’anno appena trascorso a Hamdy Ahmed Al-Azazy, presidente della ONG New Generation Foundation for Human Rights di Arish (Nord del Sinai, Egitto), che da anni si dedica all'assistenza dei profughi - soprattutto subsahariani - nelle carceri e negli ospedali, oltre che alla tutela dei loro diritti. Il Premio Makwan per i Diritti Umani, che è dedicato alla memoria del ventunenne gay Makwan Moloudzadeh, impiccato il 5 dicembre 2007 in Iran, è un riconoscimento assegnato ogni anno a persone, enti o organizzazioni che si sono distinte per azioni o progetti a tutela dei diritti fondamentali degli individui, dei gruppi sociali e dei popoli.
Le motivazioni del premio. “Negli ultimi anni,” spiegano i co-presidenti di EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “Hamdy Al-Azazy si è impegnato per contrastare i traffici di esseri umani e organi nel Sinai egiziano, opponendo le ragioni dell'umanità al tragico fenomeno dei rapimenti di profughi in fuga da crisi umanitarie, perpetrato da bande di predoni che operano ad Arish, Rafah, Gorah, Sheikh Zuweid e altre città del Sinai. Con la propria opera a salvaguardia della vita dei migranti, Al-Azazy ha permesso nell’ultimo anno la liberazione di centinaia di profughi e, attraverso difficili azioni diplomatiche nei confronti delle autorità egiziane e internazionali, nonché dei capi-tribù beduini del Sinai, la riduzione della tratta di migranti e rifugiati, nonché della compravendita di organi umani”. 
Insieme al Gruppo EveryOne - di cui la New Generation Foundation for Human Rights è partner - Hamdy ha cooperato con la CNN nella realizzazione del documentario Death in the Desert, andato in onda per la prima volta il 5 novembre 2011, che ha contribuito in misura determinante a diffondere nel mondo immagini e informazioni sul traffico di esseri umani e organi nel Sinai, inducendo le autorità egiziane e internazionali ad agire con una determinazione mai vista prima.
Hamdy Al-Azazy, che si occupa inoltre della preparazione e della sepoltura delle salme dei profughi che muoiono nei campi di prigionia gestiti dai trafficanti nel deserto al confine con Israele (spesso dopo aver subito l'espianto dei reni), ha subito minacce di morte e recentemente, anche grazie all’intervento dell’organizzazione Front Line Defenders (www.frontlinedefenders.org), è stato costretto a trasferirsi temporaneamente al Cairo per sottrarsi alle violenze di alcune bande criminali.
“Il premio assegnato da EveryOne si propone di segnalare alle Istituzioni egiziane e internazionali” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “la necessità di sostenere e tutelare la vita e l'opera umanitaria di Hamdy El-Azazy, che nonostante gli innumerevoli rischi continua ogni giorno, con coraggio e determinazione, a salvare vite umane, preservandone tante altre da gravi drammi umanitari”.

Nella foto, Hamdy Al-Azazy

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne

venerdì 3 febbraio 2012

Sono solo 30 bambini

In Uganda, vicino a Kampala, ci sono 30 bambini che attendono un aiuto per poter sperare in un futuro dignitoso. Sei di loro sono ospitati attualmente da Solomè e gli altri da Maria, le operatrici dell'associazione SMOSCA , che si occupa di ragazze madri, bambini abbandonati e casi di violenza domestica.
La scuola è iniziata il 30 gennaio e tutti loro vorrebbero frequentarla, ma solo tre bambini ci stanno andando e non per mancanza di interesse nei confronti del sapere, ma per mancanza di denaro.Già, come sempre è il denaro che fa arrestare la crescita del sapere, del domani, della prospettiva di un futuro migliore.

Abbiamo ricevuto dalla Sig.ra Clementina De Virgilis, un'avvocatessa, la richiesta di poter adottare a distanza uno di questi ragazzini per il mantenimento a scuola, con nostra grande felicità. Miiro era al settimo cielo, perchè lui desidera iniziare  le secondarie per poi raggiungere il grande traguardo dell'università. Le secondarie sono come i nostri licei, ma durano sei anni. Miiro è un ottimo studente con voti alti. I suoi genitori sarebbero orgogliosi di lui, ma sono morti, come quasi tutti i ragazzi accolti da SMOCSA  Sono piccoli orfani adottati da Maria, che si prende cura di loro e insegna loro che non bisogna mai abbandonare la speranza, ma bisogna impegnarsi perchè tutti abbiano l'opportunità di essere felici e realizzare i propri sogni.
ADOTTATO!!!

Ma come poter tener fede a queste parole, se non si ha la possibilità di mandarli a scuola? Perchè qui in Uganda la scuola, come il resto delle cose, è cara. Perchè in Uganda un orfano viene adottato "a voce" e lo Stato non si occupa di seguirlo e di aiutarlo, ma sono coloro che hanno sentimenti di solidarietà e generosità a raccogliere questi ragazzini per strada. Ognuno di loro ha una sofferenza nascosta e vorrebbero riscattarsi, per far parte della società e contribuire al progresso di tutti.

Ecco perchè ho deciso di chiedere a ognuno di voi di adottare uno di questi bambini per il percorso scolastico. Non ci vuole molto, ma quel poco per loro è tutto. A ognuno di loro è legata una storia di privazioni, ma anche di coraggio e orgoglio. Chi lo desidera, può venire a verificare di persona chi ha adottato e come viene impiegato il denaro delle adozioni a distanza. Tutto alla splendida luce di questo sole africano.


Ali 13 anni
ADOTTATO!!!

Maria lo conosce dalla nascita perchè i genitori erano vicini di casa di sua mamma, un giorno i genitori di Ali sono morti in un incidente stradale e i parenti lo hanno lasciato a casa da solo, ammalato, senza cibo e cure. Maria lo ha accolto in casa della mamma, poi lo ha portato nella sua nuova casa, insieme agli altri bambini.
Ora Ali ha altri fratelli e a scuola va benissimo, sopratutto in matematica e inglese. Ha finito le scuole primarie e si accinge alle secondarie. Il costo è elevato perchè serve tutto il materiale scolastico, compresa la divisa
Costo annuale € 683 Le rate mensili sono di € 57

Dotha 11 anni
ADOTTATA!!!
sorella di Miiro e Isaac, profughi del Ruwanda insieme ai genitori, ospitati a casa della madre di Maria. Nel 2007 i genitori sono morti di AIDS e Maria li ha presi con sè. Dotha è quella che più ha sofferto per la morte dei genitori, essendo stata lei a curarli fino alla fine. A volte si chiude in un silenzio assordante dove i ricordi riemergono e lei smette di mangiare e di parlare, non ride, ti guarda sempre con rimprovero, poi si lascia andare e si fa abbracciare e baciare, allora si concede un pò di cibo. A sculoa è brava, anche se ha dei momenti "bui", sempre a causa dei ricordi. però ha bisogno di continuare a studiare e a socializzare per comprendere che la vita può darle ancora felicità.
Costo annuale € 585 Rate mensili € 49
Isaac 9 anni

fratello di Dotha e Miiro, forse è il più allegro e vivace dei tre, sguardo furbo, bravissimo in matematica, lui è già a scuola e non torna a casa perchè il viaggio costerebbe troppo, anche se in realtà si tratta solo di spiccioli. Maria è riuscita a farlo andare subito a scuola grazie al suo ottimo rendimento ed ha anche ottenuto uno sconto sulla tassa scolastica che pagherà. Sì, a volte si incontrano anche bravi direttori che accettano un pagherò.
Costo annuo € 200 Rate mensili € 17 ADOTTATO!!!
Hasifa 9 anni

orfana di entrambe i genitori, morti di AIDS, vive con Maria da 4 anni. Una ragazzina allegra furba e sempre pronta  a giocare ed aiutare gli altri. Anche lei è un ottima allieva sopratutto in inglese e matematica. Lei è una delle poche che potrà tornare a casa dopo la scuola, perchè è vicina e perchè le lezioni finiscono nel primo pomeriggio.
Costo annuale € 360 Rate mensili € 30 ADOTTATA!!!!




DFCU Banca Uganda limitata
Conto: Single Mothers and Child Support Agency (SMOCSA)
Numero di conto: 01451110510301
Filiale: Ndeeba Branch
Banca: BANCA DFCU
Settore: -
Città: KAMPALA
Stato: Uganda
Codice Swift: DFCUUGKAXXX



giovedì 2 febbraio 2012

Saruwa può essere curata, dal mio articolo apparso oggi su EveryOne

Uganda, La piccola Saruwa finalmente può essere curata
Febbraio, 02, 2012. La Rosa Morena


Kampala (Uganda), 1 febbraio 2012. Tre settimane fa non stavo bene, quindi quel lunedì non sono andata come di consueto con Maria (Maria Bravo Krysta, direttrice di SMOCSA, associazione che si occupa di assistere le ragazze madri e le donne vittime di violenza domestica, ndr) e le altre operatrici umanitarie di SMOCSA a far visita alle ragazze madri. 

Quando sono tornate, Maria mi ha mostrato la foto di una bambina con un tutore e mi ha raccontato la sua storia. La madre, 19 anni, è stata abbandonata dal compagno, quando si è accorto che la piccola, di nome Saruwa, aveva delle disabilità. Sì è rivolta a dei medici che non le hanno mai diagnosticato cosa avesse la bambina che non cammina, non sta seduta, non parla. Un medico pare le abbia semplicemente detto che Saruwa non ha voglia di stare seduta e le ha dato un tutore di sostegno.
Dopo aver ascoltato il racconto di Maria, non potevo credere che un medico facesse una diagnosi tanto approssimativa ed erronea, quindi mi sono immediatamente attivata. Ho scritto una lettera a Roberto Malini, co-presidente del gruppo EveryOne, che si occupa di diritti umani (e non solo), spiegandogli la situazione e chiedendogli se mi poteva aiutare a trovare un medico in Uganda.

Roberto come sempre sì è attivato immediatamente, ma non è stato facile. L'Uganda non è così vicina e tutti abbiamo scritto a varie associazioni, ong, Twitter, Fb, blog. Insomma abbiamo urlato a più non posso. Maria nel frattempo aveva trovato un ospedale dove far visitare la bambina, è un ospedale specializzato in disabilità infantili, attrezzato e, da quanto risulta dal sito web, di ottimo livello. L'istituto, però, si trova a Entebbe e noi non abbiamo i soldi per andare fino lì. Riscrivo a Roberto, che mi risponde: "Bene, ti mando io i soldi per il viaggio, voi andate e fatemi sapere quanto costa la visita". Che dire di quest'uomo, a volte mi mancano le parole, perché le emozioni e la forza che mi trasmette sono immense e mi fa sentire forte e capace di qualsiasi azione!

Un amico comune, Tekeste, ha visto una trasmissione su Rai3 in cui si parlava di una coppia di medici italiani che vivevano in Uganda, a Kampala. Mi ha dato i loro nominativi e e alcuni riferimenti utili a contattarli. Ho scritto anche alla ong locale consigliatami da Tekeste e mi ha risposto il fratello della Dott.ssa Dal Lago, una dei due medici italiani, fornendomi i loro numeri telefonici.

Non potevo crederci! I miracoli... la gente... le persone normali, sono quelle che si attivano immediatamente. Se aspetti le grandi ong, puoi finire i tuoi giorni ad attendere invano una risposta.

Abbiamo fatto visitare la bambina ed è emerso dai documenti che avevamo che la piccola, quando è nata, è stata per qualche minuto senza respirare, quindi del liquido amniotico è penetrato, creando danni, a livello celebrale.

La dottoressa Annamaria Dal Lago, gentilissima e più che disponibile, l'ha fatta visitare da una specialista, la quale ha accertato che Saruwa ha perso l'udito all'orecchio destro e con molta probabilità non parlerà ma emetterà solo suoni. Però i suo muscoli sono ricettivi, quindi basta un ricovero di due settimane, dove le faranno fare fisioterapia e insegneranno alla madre gli esercizi da fare a casa. Quasi sicuramente imparerà a camminare, ma nulla è certo, poiché la disabilità è stata scoperta in ritardo. Se le avessero diagnosticato subito il problema, avrebbe risolto completamente la patologia





Il tutore che i medici le hanno dato non serve a niente e la dottoressa si è anche arrabbiata con coloro che non si curano dei bambini, pur avendo i titoli per farlo.

Ora dobbiamo prima farle fare un elettroencefalogramma per escludere l'epilessia, che è possibile in casi come questi.
La dottoressa Dal Lago è davvero una persona in gamba e ci siamo messe d'accordo per rivederci e per iniziare una eventuale collaborazione tra SMOCSA e l'associazione a cui lei ha dato vita, che è gratuita e che si occupa di bambini con gravi patologie. Lei è specializzata in epilessia e il marito è pediatra e chirurgo ortopedico che restituisce le gambe ai bambini e si prende cura di loro
.
La Dott. Dal Lago, lavora in tre ospedali, mentre il marito lavora a tempo pieno al CORSU, l'ospedale dove siamo andate con la piccola, a Entebbe.

Per il momento va tutto bene, io e Maria siamo molto contente sia per Saruwa, sia perché la possibilità di avere un medico che ci segue è importante. In questo ospedale confluiscono bambini da tutti i paesi dell'Africa, dalla Somalia al Kenya, sopratutto perché molte visite sono gratuite. In genere fanno pagare una cifra assai contenuta la degenza, ma se una famiglia non ha le possibilità, prendono in cura i bambini gratuitamente.


Nelle foto, la piccola Saruwa con la mamma e quindi, finalmente, in cura presso l'ospedale di Entebbe (Uganda); Maria Bravo Krysta, direttrice di Smocsa; Morena La Rosa (SMOCSA / Gruppo EveryOne)

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